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Prescrizione ingiuria: quali sono i termini?

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La prescrizione dell’ingiuria segue quanto previsto per gli illeciti civili, da quanto il reato è stato depenalizzato nel 2016. Per ottenere un risarcimento danni, quindi, è necessario agire in sede civile entro i termini.

Da qualche anno le offese, anche gravi, fatte direttamente a una persona, in presenza di almeno altri due soggetti, non sono più considerate un reato, quindi non vengono più punite come in passato.

Nel 2016 infatti sono state fatte molte depenalizzazioni di reati considerati minori, per concentrare gli sforzi della giustizia penale in casi più gravi. Perciò, ora la persona lesa può agire soltanto in sede civile, per chiedere un risarcimento danni, e non è più possibile denunciare il fatto ai carabinieri.

Detto ciò va considerato che, la prescrizione per l’ingiuria è la stessa prevista per gli altri illeciti civili, quindi chi intende agire deve considerare anche questo aspetto.

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Cos’è l’ingiuria?

Il diritto italiano, fino a poco tempo fa, considerava l’ingiuria un reato, punibile secondo quando previsto dall’art. 594 del codice penale, ora abrogato, che affermava quanto segue:

Chiunque offende l’onore o il decoro di una persona presente è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a cinquecentosedici euro.
Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa.
La pena è della reclusione fino a un anno o della multa fino a milletrentadue euro, se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato.
Le pene sono aumentate qualora l’offesa sia commessa in presenza di più persone

Quindi veniva punito chi offendeva una persona, ledendo la sua reputazione e il suo onore, con la reclusione fino a sei mesi, o un anno se veniva attribuito un fatto determinato.
Comunicare le offese tramite un mezzo di comunicazione con un’ampia portata di pubblico veniva considerato un’aggravante, quindi gli insulti inviati direttamente all’interessato su Facebook potevano essere puniti severamente.

Leggi Anche: Querela: cos’è e come funziona?

E’ opportuno, però, fare una distinzione tra una offesa ingiuriosa e una affermazione diffamatoria. Nel secondo caso, infatti, l’interessato non è presente mentre viene lesa la sua reputazione e il suo onore diffondendo informazioni a terzi. Un fatto di questo tipo è considerato un reato ancora oggi, in quanto il legislatore ha ritenuto più grave una situazione in cui l’interessato non ha la possibilità di intervenire e difendersi tempestivamente.

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Il fatto che l’ingiuria sia ormai depenalizzata, non significa che non può essere punita, ma soltanto che le modalità sono diverse dal passato e che bisogna prestare molta attenzione alle prove che si possono recuperare, fondamentali per riuscire a dimostrare i fatti in tribunale ed ottenere un risarcimento danni.
Le cause civili, infatti, sono molto lunghe e costose, per questo bisogna valutare attentamente se conviene davvero procedere in questo senso, considerando anche le reali possibilità di potere vincere il processo.

Leggi Anche: Minaccia e ingiuria: come è possibile difendersi?

Ad ogni modo, per potere agire non bisogna fare passare molto tempo. La prescrizione per l’ingiuria segue le stesse regole degli altri illeciti civili, come vedremo a breve.

Ora, il responsabile dell’offesa, rischia di dovere pagare:

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  • il risarcimento danni alla “vittima”
  • una pena pecuniaria da 100 a 8000 euro o da 200 a 12000 se si tratta di ingiuria aggravata.

Prescrizione ingiuria dopo la depenalizzazione

Il giurisprudenza la prescrizione ha un significato specifico, cioè quello di “punire” chi non si è attivato tempestivamente per fare valere i propri diritti di fronte a un giudice. In genere il termine di prescrizione è di 10 anni, ma ci sono alcune deroghe in base alla natura stessa dei diritti.

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L’art. 2947 cc a tale proposito afferma che:

Il diritto al risarcimento del danno derivante da fatto illecito si prescrive in cinque anni dal giorno in cui il fatto si è verificato.
Per il risarcimento del danno prodotto dalla circolazione dei veicoli di ogni specie il diritto si prescrive in due anni.
In ogni caso, se il fatto è considerato dalla legge come reato e per il reato è stabilita una prescrizione più lunga, questa si applica anche all’azione civile. Tuttavia, se il reato è estinto per causa diversa dalla prescrizione o è intervenuta sentenza irrevocabile nel giudizio penale, il diritto al risarcimento del danno si prescrive nei termini indicati dai primi due commi, con decorrenza dalla data di estinzione del reato o dalla data in cui la sentenza è divenuta irrevocabile.

Da quanto possiamo leggere, quindi, per chiedere un risarcimento danni, non bisogna attendere più di 5 anni, il termine per la prescrizione dell’ingiuria, e di altri illeciti civili.

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Per calcolare l’importo esatto che il responsabile deve pagare, oltre ai danni effettivi causati alla vittima, vanno considerati anche altri aspetti, tra i quali:

  • la gravità del comportamento
  • l’arricchimento del responsabile
  • la personalità dell’individuo
  • la volontà di attenuare le conseguenze
  • la reiterazione del fatto

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In particolare la situazione viene considerata più grave se sono stati commessi altri illeciti della “stessa indole”, quindi simili.

Ad ogni modo il responsabile può essere punito soltanto se la persona offesa decide di agire in sede civile, prima dei termini previsti per la prescrizione dell’ingiuria, in seguito non sarà possibile agire in alcun modo.

In altre parole, è necessario individuare un bravo avvocato civilista, e analizzare se conviene agire in giudizio a meno, entro 5 anni dal giorni in cui si è verificato il fatto.
In questi casi è fondamentale agire con prudenza, cercando di recuperare il maggior numero di prove possibile, ad esempio post pubblicati su facebook o altri dati certi.

Come difendersi entro i termini di prescrizione dell’ingiuria?

Rispetto al passato, oggi è molto più difficile riuscire a incolpare il responsabile di offese pesanti fatte direttamente all’interessato. In seguito alla depenalizzazione non esiste più un forte deterrente per evitare che tale comportamento possa essere compiuto. 

Leggi Anche: Risarcimento danni ingiuria: come avviene?

Detto ciò, la vittima può sempre agire, seguendo delle modalità diverse, rispetto a quelle precedenti.
Innanzitutto non si deve più sporgere una denuncia ai carabinieri, in quanto ora si tratta di una questione tra privati cittadini che deve essere discussa in sede civile, e per la quale lo Stato rimane del tutto neutrale.

La scelta di un buon avvocato in questo caso è determinante, in quanto bisogna valutare attentamente se conviene agire o meno. In alcune situazioni, infatti, si rischia di intraprendere un lungo processo, spendendo molti soldi e rischiando di dovere pagare anche le spese legali della controparte in caso di sconfitta.
Perciò un professionista onesto e competente è quello che consiglia al proprio cliente di non agire, se non ci sono prove sufficienti.

Ad ogni modo, se la vittima intende procedere deve farlo tempestivamente per evitare la prescrizione dell’ingiuria, che avviene dopo 5 anni. Per importi inferiori a 5 mila euro, comunque, i fatti vengono discussi presso il Giudice di Pace.

La questione più complessa riguarda senza dubbio l’onere della prova. I testimoni possono essere molto utili per riuscire a ricostruire la dinamica dei fatti, ma l’ideale sarebbe poter disporre di registrazioni audio del momento dell’offesa. E’ ovvio che risulta quasi impossibile riuscire a registrare una ingiuria nell’istante esatto in cui avviene, visto che non è facile da prevedere. Le prove su facebook sono più facile da recuperare, anche se è necessario affidarsi a degli esperti per potere dare un valore ai documenti che si possono prelevare, ad esempio screenshot.

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